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La sombra de Francesco Guccini es alargada

Me hago eco de un texto que me han pasado, procedente de Instagram, en memoria de Francesco Guccini.
 

autora @persiav Valentina Persia

INUTILE DIALOGO CON FRANCESCO

Francesco, ti riascolto e mi viene da raccontarti che cosa succede oggi, fuori da quelle canzoni.

In Autogrill ci hai cantato un amore mai nato, mentre <<basso il sole all'orizzonte colorava la vetrina e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina».

Tu, alla pompa di benzina, ci hai lasciato il sogno di un amore. Noi, coi prezzi che ci sono, lo stipendio.

Portavi allora «un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà». lo ci ho provato a comprare un eskimo, oggi: trecento euro. Povero ci diventi dopo che lo compri.

E oggi non ci sono solo «un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli e un prete a sparare cazzate». Sono molti di più. E hanno tutti Facebook e Instagram.

La locomotiva, invece, parte quasi sempre con tre ore di ritardo. Ora, non dico di lanciarla come una cosa viva contro l'ingiustizia... ma almeno fateci fare Roma-Milano in orario.

Tu hai dedicato una canzone a un pensionato. Allora un pensionato «coi soldi risparmiati un po' per abitudine e un po' perché non si sa mai» era poesia. Oggi un pensionato che riesce a risparmiare è fantascienza.

E anche noi, Francesco, siamo cambiati.

Non siamo più quelli che portavano i vent'anni come si porta un maglione sformato su un paio di jeans. Ora il maglione sformato ci sta aderente. E nel basso ventre, dove avevamo l'incoscienza, adesso abbiamo la colite.

Il mondo, invece, è ancora pieno di signori imbellettati, di politici rampanti, di poeti sgangherati, di inutili cantanti di giorni sciagurati.

E certe tue canzoni vorremmo poterle ascoltare pensando che raccontino soltanto il passato.

Ma il tuo bambino nel vento, Francesco, non è rimasto ad Auschwitz. Oggi è anche a Gaza.

Ma tu che colpa hai. Non hai mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni.

Eppure, a pensarci bene, anche se il mondo non è cambiato, tu hai cambiato il nostro modo di guardarlo.

Forse è questo che rimane: la capacità di indignarci. Di non abituarci a tutto. Di sentire ancora che certe cose ci riguardano.

Siamo ancora quei poveri cadetti di Guascogna che non sopportano la gente che non sogna.

E le tue parole sono ancora il vento che ci spinge, come le vele o come le bandiere. 

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